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Le Radici che non Gelano

Riflessioni sulla Cerimonia di Premiazione del Concorso letterario Noventa - Pascutto

Le Radici che non Gelano

La Sezione dedicata al Premio Noventa Pascutto del Comune di San Stino di Livenza

Domenica 8 novembre 2009 si è svolta la cerimonia di premiazione del XVI° Premio letterario nazionale Noventa-Pascutto.

Un evento atteso, quest’anno, con particolare intensità, vista la ricorrenza del Centenario dalla nascita del poeta sanstinese. Tutti gli importanti relatori (Ivo Prandin, Mario Bernardi, Rolando Damiani, Antonio Daniele, Edda Serra, Alessandro Nardese, Simonetta Calasso, Raffaele Speranzon, Angelo Tabaro) si sono confrontati sul tema del recupero della tradizione attraverso la lirica che conserva e tramanda (mediante la lingua) la cultura, la sensibilità e la passione di una comunità.

Hanno introdotto l’evento l’Assessore alla cultura di Santo Stino di Livenza, Simonetta Calasso, e il Presidente della Giuria, Ivo Prandin, esponendo il tema del Concorso e annunciando i vincitori.

Il primo Premio è stato assegnato a Piero Marelli di Verano Brianza (Milano) per il componimento UL TEMP DI ARADÜR. Secondo classificato Pier Franco Uliana di Mogliano Veneto (Treviso), con TERA SALVÀREGA, ed infine terzo premio per DATTULARU di Rino Cavasino di Trapani. La cerimonia si è tenuta presso il teatro “Romano Pascutto” e, oltre ai tre vincitori, la Giuria ha assegnato un premio speciale dedicato alla ricorrenza del Centenario ad Eliana Olivotto, poetessa bellunese, e il premio per la Sezione opere edite a Nico Naldini, celebre scrittore e critico.

Poesie e poemetti hanno avuto come motivo conduttore l’amore per la terra, quel desiderio irrefrenabile di cantare immagini e memorie delle radici che stanno alla base dell’identità di un uomo o di una donna e dell’intera comunità: dalla dolcezza del dattero siciliano che rievoca l’oro del sole, al canto del falcetto sperduto nel bosco. Dalla tenerezza di talpe e grilli che popolano la campagna ammantata da garze di nebbia, ai sospiri d’eternità dei monti. Figure concrete di vita autentica, espressioni materiali di una Natura che esprime assoluta vitalità nella continua danza con lo spirito vivo dell’uomo.

Emozioni di tempi antichi, ma non così lontani, dove si sono sciolte favole il cui ricordo non riesce ad uscire dal sangue di chi scrive, dove regna eterno il significato incancellabile del nostro destino. 

E così è stato celebrato il poeta sanstinese, attraverso queste parole di innegabile intensità emotiva che celebrano la madre terra.

Nato un secolo fa da una famiglia di artigiani, visse l’infanzia e l’adolescenza tra le due guerre, rischiando fin da giovanissimo per le sue idee, la sua terra, e per “uno dei mille paesi” che hanno fatto da sfondo alla sua lirica.

“Le radici non devono gelare” afferma l’Assessore Provinciale Raffaele Speranzon, il quale sottolinea l’importanza di mantenere vivi i legami delle comunità con le proprie culture e tradizioni, proprio perché tali differenze sono caratterizzanti e come le mille voci di un coro compongono un’armonia.

Ivo Prandin, nel suo intervento al rendez-vous annuale in cui gli autori vengono insigniti di questo importante premio nazionale per la poesia dialettale, spiega come la scelta del dialetto mostri la piena aderenza di ogni autore alla propria terra. E anche nel nostro Veneto, in un mondo pervaso dallo spirito nostalgico di un’epoca di transizione, il dialetto conserva quella carica e quella dinamicità tali da rappresentare, nell’immediatezza più assoluta, il desiderio di vitalità e passione dei contadini del Novecento italiano. Anche Romano Pascutto fu un umile lavoratore, che fece della fatica non uno scotto da pagare ma un’occasione esistenziale, il momento del fondamento dell’identità nel costante sguardo fisso alle radici. E con quella fatica, quale “energia impastata d’amore” - secondo le parole di Giorgio Lago, tracciava il solco e lavorava la propria terra.

Mario Bernardi, Presidente del Comitato Regionale per il Centenario, ha chiuso l’incontro leggendo e commentando la motivazione del Premio per le opere edite, che quest’anno ha voluto onorare la figura di Nico Naldini.

Naldini è stato individuato come importante scrittore e critico letterario. Attraverso i ricordi personali, Bernardi ne ha delineato un profilo estremamente ricco. L’autore, commosso e onorato, era presente alla cerimonia e si è soffermato brevemente sulle memorie della sua gioventù (quando in bicicletta da Casarsa raggiungeva San Stino) e ha concluso il suo intervento con un pensiero per l’illustre cugino Pier Paolo Pasolini.

Novembre 2009, Santo Stino di Livenza - Lia Zulianello e Andrea Pagliarin

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